LE API E IL MIELE

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  • 9 maggio 2018
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PREMESSA

La primavera è arrivata da pochi giorni, le piante sono fiorite, i fiori sono sbocciati e mentre osserviamo tanta bellezza abbiamo come colonna sonora un costante ronzio.

Sono le nostre amiche api che, appena la primavera si presenta, ricominciano incessantemente a portare avanti due lavori, di cui uno fondamentale per la natura e il secondo per il palato.

Il primo è l’impollinazione, in quanto le api, spostandosi di fiore in fiore alla ricerca del nettare, involontariamente trasportano anche il polline, così da permettere la riproduzione delle piante.

Il secondo, quello per il palato, è rappresentato dalla produzione del miele, che le api elaborano dal nettare che raccolgono dai fiori.

STORIA

La storia del miele è antichissima: di certo è nato molto prima che l’uomo comparisse sul nostro pianeta.

Le prime tracce di utilizzo del miele da parte dell’uomo le possiamo ritrovare in alcune pitture rupestri di epoca neolitica, in particolare nella «cueva de la Araña» che si trova vicino Valencia in Spagna, databili intorno ai 5 mila anni a.C.,  in cui si vede un uomo, probabilmente intento a raccogliere miele, circondato da api in volo.

Non è databile il periodo in cui l’uomo inizia l’allevamento delle api,  ma era certamente un attività normale nell’Antico Egitto: ne ritroviamo traccia in un bassorilievo, risalente al 2400 a.C., nel quale sono raffigurate scene di raccolta e conservazione del miele.

Da allora in avanti l’apicoltura è divenuta sempre di più un’attività di grande rilevanza economica, vista la mancanza di dolcificanti alternativi. Nell’Antica Grecia è stato oggetto di alcune trattazioni scientifiche tra le quali la più importante è quella di Aristotele: nel  trattato “De Generatione Animalium” analizza il modo di riprodursi delle api e ne illustra il modus operandi stabilendo che, durante uno stesso volo, le api visitano una sola specie di fiori, cercando anche di fare un’ipotesi sulla formazione del miele, definendola come una sostanza che cade dal cielo e che le api si limitano a raccogliere dai fiori.

Le tecniche di produzione del miele rimarranno pressoché invariate fino alla metà del 1800  quando lo statunitense Lorenzo Lorraine Langstroth, grazie alla sua invenzione del telaio mobile e al principio dello “spazio delle api”,  creò  i primi alveari moderni a “Spazio Bee”.

Dopo questa innovazione se ne ebbero altre nel giro di pochi anni, come la creazione dei fogli cerei e dello smielatore centrifugo, che sanciscono la nascita della moderna apicoltura.

Le tecniche di allevamento delle api e la produzione di miele sono rimasti praticamente invariate da allora, a parte l’utilizzo di macchinari ed abbigliamento più moderni ed efficienti.

APICOLTURA

Ho chiesto a due nostri amici Fausto e Mario, che ormai da molti anni curano alcune arnie di api, di portarmi a visitare le loro “pungenti amiche” e di illustrarmi che cosa va fatto per far sì che le nostre api ci offrano dell’ottimo e abbondante miele.
In breve, l’attività dell’apicoltore dura tutto l’anno, naturalmente tra alti e bassi, in quanto nella stagione invernale si realizzano nuove arnie oppure si ristrutturano le vecchie in modo da avere, per l’inizio della stagione, tutti i materiali in ottime condizioni.
Il vero lavoro, per certi versi anche duro e da fare in tempi rapidi, è all’inizio della primavera e alla fine dell’estate.
All’inizio della primavera, appena l’attività della api riprende, la prima cosa da fare è quella di visitare le varie arnie per verificarne lo stato e controllare gli sciami al loro interno.
Purtroppo alcuni sciami saranno andati perduti durante l’inverno e andranno rimpiazzati con nuovi, alcuni invece saranno particolarmente cresciuti e gli si dovrà dare un alloggio più ampio, in quanto le nostre amiche sono sì molto laboriose, ma quando l’alveare è pieno di miele si mettono a riposo, quindi il buon apicoltore all’inizio della stagione le trasferirà in una casetta più grande oppure se non è possibile ne favorirà la sciamatura.

LA SCIAMATURA

Indicativamente tra la metà di Aprile e i primi di Maggio le api sciamano, ossia l’ape regina lascia la famiglia di origine, insieme ad un nutrito numero di api operaie.

Questo è il modo in cui si riproducono le cosiddette famiglie di api, che sono un superorganismo non essendo i singoli individui in grado di sopravvivere da soli.

Che succede alle api che restano nell’alveare originario ?  ebbene, la natura nella sua perfezione ha previsto anche questo : le api già avranno provveduto a far sviluppare una o più nuove regine in modo che queste siano pronte a prendere il posto di quella vecchia una volta lasciato l’alveare.

Se le regine sono più di una potrebbe avvenire anche una seconda sciamatura, ma non è sempre consigliabile favorirla, in quanto si rischia che le due nuove famiglie siano troppo piccole e quindi deboli.

Appena nasce la nuova regina, la vecchia, con il nuovo sciame che si è costituito, esce dall’arnia e si posiziona su di un ramo, su una vite, nel giardino, oppure su una persiana di qualche casa nei pressi dell’alveare in attesa che le api esploratrici trovino un luogo idoneo alla costituzione della nuova colonia.

ARRIVO AL CAMPO

Arriviamo in auto nelle vicinanze del campo dove sono posizionate le arnie e iniziamo le operazioni di vestizione, da fare con estrema attenzione, con materiali idonei e seguiti da persone esperte, in quanto qualsiasi parte non risulti sufficientemente coperta rischia di mettere a rischio la propria incolumità. Pertanto indossiamo una tuta intera dotata anche di maschera, guanti in pelle lunghi fino al gomito, stivali in gomma, il tutto in maniera che chiusa la zip non ci sia possibilità alcuna di ingresso delle api.

Appena terminate la fase della vestizione iniziamo ad avvicinarci alle arnie, dopo pochi metri Mario mi fa notare alcune famiglie di api che hanno sciamato, fino ad oggi le avevo viste solo in foto oppure da molto lontano, uno spettacolo emozionante.

LA CATTURA DEGLI SCIAMI

Per catturare lo sciame, Fausto e Mario prendono un arnia vuota, la posizionano proprio sotto allo sciame, la sollevano e poi dando un colpo secco al ramo fanno cadere il grosso delle api nell’arnia stessa.  A questo punto  si possono inserire all’interno dell’arnia i telaini con i fogli di cera, e, una volta fatto, la si può chiudere. Naturalmente tutte le operazioni sono fatte con molta calma e con amorevole tenerezza verso le nostre piccole amiche, che però non sembrano apprezzare molto. Gli unici attrezzi che sono utilizzati in questa fase sono una spazzola per spostare dolcemente le api, un piccolo gancio per muovere i telaini e  naturalmente l’affumicatore, che serve per tranquillizzare le api e farle rientrare all’interno dell’arnia.

L’Arnia viene lasciata sotto la pianta dove era lo sciame in modo che tutte le api, richiamate dalle operaie che si trovano sul predellino dell’arnia, possano rientrare nella loro nuova casa: grazie al feromone rilasciato dalla regina viene ristabilita la coesione e l’organizzazione della nuova colonia.

L’arnia sarà posizionata nella posizione definitiva, in genere in linea con le altre, soltanto alla sera oppure il giorno dopo, quando si avrà la sicurezza che tutte le api siano rientrate.

Quella illustrata è una delle situazioni più semplici, molte volte per prendere uno sciame occorre arrampicarsi, tagliare rami oppure altre peripezie se lo sciame si è posizionato in posti particolmente difficili da raggiungere.

CURA DEGLI SCIAMI NELLE ARNIE

Fausto e Mario, dopo aver catturato alcuni sciami, si dedicano alla cura di quelli esistenti verificando la loro arnia e sostituendola se ne ricorrono le condizioni.

Questa bellissima esperienza sta terminando e ci incamminiamo verso i nostri mezzi; a questo punto siamo in sicurezza e possiamo toglierci la tuta. Ringrazio Fausto e Mario per l’opportunità che mi hanno offerto e ci diamo appuntamento per la fine di agosto, quando sarà ora di raccogliere il miele immagazzinato.

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