LA PINETA DEL PEGLIA – UNA STORIA LUNGA 100 ANNI

  • Turismo
  • 18 luglio 2018
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STORIA

La splendida pineta del Monte Peglia taglia il traguardo dei 100 anni, infatti agli inizi del secolo scorso le sue pendici e la cima, costituite in prevalenza da terreni rocciosi, erano un territorio brullo.
Il Proprietario dei Terreni, il conte Eugenio Faina, al fine di migliorare i terreni creando nuove opportunità di coltivazione e quindi favorire l’insediamento in zona di famiglie di contadini, ottenne dal governo la possibilità di poter utilizzare alcuni prigionieri di guerra di nazionalità ungherese per la piantagione di nuove alberature sulla montagna.
Così tra la fine del 1916 e l’inizio del 1919 furono piantate circa 650 mila piante, in prevalenza pini neri ma anche cipressi ornelli e frassini. A distanza di un secolo da quella data oggi possiamo affermare che grazie alla lungimiranza del Senatore Faina abbiamo un gioiello da conservare e valorizzare ad uso delle generazioni future. Sicuramente il Peglia e il suo territorio rappresentano una realtà spendibile per la promozione di un eco turismo in particolare per coloro che sono amanti delle avventure all’aria aperta in un territorio incontaminato.

IL TURISMO AL MONTE PEGLIA

Mi ricordo che quando ero piccolo, quindi parliamo dei primi anni settanta, nelle calde giornate estive mio padre ci “caricava” tutti nella sua Fiat 500 e si andava, con qualche sobbalzo di troppo, verso il Monte Peglia per cercare un po’ di refrigerio e per passare qualche ora a chiacchierare con gli amici.
Il Monte Peglia a quei tempi di domenica era la Riccione del comprensorio, mentre percorrevi la strada vedevi decine e decine di famiglie festanti che affollavano le rigogliose pinete, molte arrivavano fin dalla mattina per occupare i posti migliori e si portavano una ricca scorta di libagioni per pranzare tutti insieme all’ombra dei maestosi alberi.

(per la foto ringraziamo l’amico Alvaro Angeleri)

Inoltre vi potevi trovare alberghi, una pista da ballo, bancarelle ricche di giochi e delle “Nocchie” che immancabilmente tutti sgranocchiavano incessantemente.

(per la foto ringraziamo l’amico Ivano Marchetti)

Quando con la macchina passavamo dinanzi alle tante villette, che le famiglie più abbienti della zona vi avevano costruito, le guardavo ammirato in particolare quelle con il tipico tetto di montagna.
Papà difficilmente si fermava subito nella zona più affollata, in genere la prima tappa erano le antenne televisive che con la loro altezza, la loro forma, i particolari tecnici che si intravedevano ci facevano sempre sognare.

(per la foto ringraziamo l’amico Paolo Gunnellini)

Infine si tornava indietro, ci si fermava e si trovava sempre qualcuno per fare due chiacchiere, mentre noi bambini giocavamo incessantemente nella pineta.

(per la foto ringraziamo l’amico Ivano Marchetti)

La giornata non poteva finire se non mangiando la squisita torta al testo farcita con i salumi tipici del luogo, in particolare il prosciutto oppure le salsicce, se non ricordo male la si poteva acquistare almeno in quattro punti : salendo il primo locale era chiamato “Il bivio del Moro” e si trovava proprio sul bivio che porta al Pornello, poi il bar “La Quercia” e il locale di “Angelino e Peppa” ed infine uno nei pressi della frazione di Ospedaletto di cui non ricordo il nome, probabilmente ce ne erano anche altri ma non mi ricordo, la cosa certa è che in ognuno c’erano file lunghissime di persone che volevano acquistare la torta al testo.

L’abitudine della torta al testo non la persi neanche quando ero ragazzo e la domenica spesso con la fidanzata si diceva: “per cena andiamoci a mangiare un pezzo di pizza su al Monte Peglia”.

PRIMA TAPPA RISTORANTE DA ANGELINO E PEPPA

Il viaggio verso il Monte Peglia è sempre bello, non solo per i paesaggi o per la natura lussureggiante, ma anche per i tanti ricordi che ogni posto ti riporta alla mente.
Mi sono fermato in un paio di punti e l’assoluto silenzio, pur contrastando con i chiassosi ricordi, aiuta a rilassarsi.
Naturalmente la prima tappa sono state le antenne televisive e il “Parco dei sette frati”, ma non sono entrato era tardi e l’ora di pranzo si avvicinava, mi sono fermato a scattare alcune foto al paesaggio e sono quasi subito ripartito alla volta del ristorante “Da Angelino e Peppa” dove mi stava aspettando il mio amico Stefano per parlare un pò di noi, del nostro progetto, e immancabilmente per mangiare insieme l’ottima torta al testo che la sua famiglia produce fin dai primi anni settanta.
Trovo Stefano all’interno del ristorante, attività che la sua famiglia gestisce dal lontano 1972, e dopo i saluti si passa subito a parlare del Monte Peglia di quello che era e di quello che oggi rappresenta.
Stefano, mentre suo padre Angelino viaggia senza sosta tra tavoli e cucina, mi dice che di certo non c’è più la calca degli anni ’70 ma che la sua attività lo soddisfa; grazie alla qualità dei prodotti che offre ed ai prezzi contenuti che riesce a praticare i clienti non mancano e chi vuole mangiare i cibi della tradizione, in un ambiente rilassato, respirando l’aroma incontaminato dei boschi è disposto a far qualche chilometro in più.
A questo punto si interrompe e mi invita a sedermi, non faccio in tempo a farlo che si presenta con un cestino con la sua favolosa torta e un tagliere di salumi che sembra uscito da una pubblicità per la sua perfezione.

Il tagliere era costituito da Prosciutto e dalla ormai famosa “Sella di San Venanzo”, un salume che, per quanto mi risulta, non esisteva ed è una creazione esclusiva di una ditta storica locale la “David i Salumi” di San Venanzo, il cui titolare il sig. David ho in programma di passare a salutare nel mio viaggio di ritorno al pomeriggio.
Le due accoppiate sono da favola in particolare la “Sella” con la torta “de Angelino” i cui sapori unici le parole non riescono a trasmettere, naturalmente in men che non si dica “spazzolo via” il tutto e faccio i complimenti a Stefano confermando che al pomeriggio quando passerò dal sig. David mi dovrà spiegare come fà a dare ai suoi prodotti quel gusto unico che mi riporta ai sapori dei tempi andati.
Io che di solito a pranzo mangio soltanto un piatto di pasta provo a dire che, mentre addento l’ennesimo pezzo di torta, per me era sufficiente quel tagliere al che Stefano mi dice :

“Cocco mio se non mangi come fai a scrivere gli articoli”

da lì ha iniziato con regolare cadenza a portarmi : coratella, fagioli con le cotiche, tagliatelle al ragù e per finire spezzatino di cinghiale con l’erba, naturalmente la torta al testo era rifornita anch’essa in base al consumo, ad un certo punto ho creduto di essere ad una puntata di “Man Vs. Food”. Ovviamente tutto era, come al solito, buonissimo e cucinato come impone la trazione.

Dopo questa piacevole sfida culinaria, siamo usciti dal locale per rilassarci e per scambiare alcune parole sulle ricchezze del territorio e delle sue enormi potenzialità che se ben sfruttate potrebbero riportarlo allo splendore degli anni ’70 lavorando con un turismo attento all’ecologia e alla ricerca di prodotti tipici unici per le materie prime e i metodi di lavorazione utilizzati.

La mia visita da Stefano si conclude e nel salutarci lo ringrazio per la consueta ospitalità e mi complimento per la qualità dei suoi piatti che, nella semplicità del contesto, riescono sempre a trasmetterti qualcosa oltre il semplice gusto.

TRATTORIA DA ANGELINO E PEPPA
Loc. Poggio Spaccato – Fraz. Ospedaletto – 05010 SAN VENANZO (Terni) – Italy
Tel. 075.8709283

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